Siamo oltre la metà di febbraio e finalmente iniziamo a sentire nell’aria quel dolce profumo di primavera. L’inverno è bellissimo, rigenera tutto, ma il tepore della bella stagione è tutta un’altra cosa. E’ in questo scenario che vediamo la rinascita della natura al Parco Sempione di Milano.

Pulcini germani reali

I pulcini dei germani reali si rilassano prendendo il sole in Parco Sempione

Tartarughe acquatiche di Parco Sempione

Le tartarughe acquatiche si riscaldano vicino alle sponde del lago di Parco Sempione

Dopo l’università adoro rilassarmi in questo luogo magico, dove tutti gli animali escono per godersi i tiepidi raggi del sole delle belle giornate. In questo periodo lo spettacolo è unico perché si possono ammirare le decine di pulcini dei germani reali, le tartarughe, le gallinelle d’acqua anch’esse con i loro piccoli, a volte anche gli aironi e nelle ore dell’imbrunire tantissimi e coloratissimi pappagallini!

 

Castello sfornisco e parco sempione

Uno dei tanti ambienti esterni del Castello Sforzesco e Parco Sempione

Parco Sempione fu realizzato a fine Ottocento ed il suo nome deriva da corso Sempione, monumentale asse stradale realizzato in età napoleonica. Il parco sorge vicino al Castello Sforzesco e fu ingrandito e cintato dagli Sforza, fino a diventare ampio oltre 3 milioni di metri quadrati.
Parco Sempione è un vero gioiello della città di Milano e della Lombardia, un luogo magico, ricco di fauna, flora, arte e cultura.

Lago parco sempione milano

Il lago di Parco Sempione con i suoi mille colori

Anche la flora è molto ricca, infatti ci sono guardie ecologiche volontarie che hanno organizzato due percorsi botanici con il riconoscimento di cinquanta specie ad uso delle scolaresche.
Sul belvedere, accanto alla statua di Napoleone III, vi è un antico olmo monumentale ed un grande ippocastano nei pressi del Ponte delle Sirenette.

 

Sirenetta ponte parco sempione milano

Una delle quattro sirenette del Ponte di Parco Sempione

Ma cos’è il Ponte delle Sirenette?
Questo ponte racconta un’affascinante e lunga storia. Fu il primo ponte metallico italiano, realizzato nella ferriera di Dongo dall’ingegnere Francesco Tettamanzi che, per abbellirlo, volle collocare sui quattro piloni delle sirenette.
Fu inaugurato in Contrada San Damiano, sui navigli, nel 1842, quando Milano era ancora sotto il dominio austriaco. Era considerato una meraviglia, anche dal punto di vista tecnologico; esso, infatti, permetteva l’attraversamento del naviglio (che è oggi è Via Visconti di Modrone).

 

pulcino germano reale parco sempione milano

Uno dei tanti pulcini di germano reale di Parco Sempione

Le sirenette – anche chiamate come “Sorelle Ghisini” – destavano una grande meraviglia negli occhi dei milanesi, anche se per alcuni erano troppo audaci, tanto da spingere molte signore a socchiudere gli occhi in loro presenza. Erano anche denominate i sorei del pont di ciapp, alludendo ai bei seni, ma alle meno belle forme posteriori che diventavano pesce.
Si racconta, inoltre, che se una coppia di innamorati si bacia su questo ponte, nella loro storia d’amore non esisteranno tradimenti.
Si svilupparono presto svariate storie su di esse, ma erano esse stesse frutto di altre fiabe.

La Sirenetta è la fiaba più crudele di Andersen, pubblicata nel 1836, in cui la sirenetta perde per sempre il suo principe e solamente dopo 300 anni, attraverso buone azioni, potrà riconquistarsi un’anima e salire in paradiso.

sirenette ponte parco sempione milano

Le due sirenette del Ponte di Parco Sempione

C’è poi Melusina, presente anche nell’Araldica, che ha una coda doppia, come le Sorelle Ghisini, rappresentate con due code in segno di fertilità.
Nell’immaginario medievale, invece, le melusine sono fate acquatiche destinate a sposare un cavaliere purché non vengano viste da lui nella loro reale forma, ovvero con la coda di serpente o di pesce. Melusina è la personificazione di queste ninfe ed è una donna-pesce o un mostro soprannaturale. Sa essere giusta, ma anche molto crudele e compare e scompare; è anche simbolo di abbondanza. Da qui nasce l’usanza delle coppie milanesi di baciarsi sul ponte e di toccare didietro delle sirenette, sperando in una grande prosperità.

Ma l’ipotesi più affascinante è quella di due medievalisti, Le Goff e Le Roy Laduerie, per i quali alla base ci sarebbero i racconti mitici greco-romani; protagoniste di essi sono spesso le ninfe, creature semi-divine (le sirene della mitologia greca non erano creature pisciformi, bensì avevano la testa di donna e il corpo di uccello, come quelle dell’Odissea).
Con l’affermarsi della Chiesa le divinità del vecchio Pantheon subirono una sorta di demonizzazione, ma non furono comunque completamente cancellando e continuando a vivere nell’immaginario  e nel culto popolare, perché erano credenze antecedenti all’impero romano.
Nel XII secolo queste credenze furono riprese e rielaborate in ambito letterario.

germano reale parco sempione milano

Un germano reale che si riposa sotto il sole di Parco Sempione

Nell’opera di Paracelso Melusina è una creatura analoga a ninfe e sirene e vive nell’Acquaster, il principio lunare e acquatico delle divinità femminili.
In questa interpretazione Melusina è una visione psichica, ma anche una distinta entità oggettiva, tenendo conto la capacità di concretizzazione dell’immaginario nell’uomo. Si tratta quindi di una specie di sogno che per un attimo si concretizza.

Originariamente il Ponte delle Sirenette era collocato sui navigli, in Contrada San Damiano.
Si racconta che Milano non fosse attraversata da canali d’acqua e che Filippo Maria Visconti, grande duca della città, intorno al Quattrocento, volle la realizzazione delle prime vie navigabili per collegare Milano con le residenze dei signori in pianura e verso il Po’.
Da questo momento i torrenti iniziarono ad essere deviati verso l’area urbana e a costituire un’importante via di scambio per tutto il territorio.
I navigli furono amati da Stendhal e disprezzati da Manzoni, che li definì delle fogne.

Il naviglio fu coperto per tutelare la salute pubblica nel 1929.
In un’epoca di espansione edilizia il romantico canale che, soprattutto nei periodi caldi, portava sporcizia e cattivi odori non era più apprezzato dalla parte alta della città.
Filippo Turati, addirittura, cantava spesso in versi il Trombone (Tumbùn) di San Marco. Turati voleva riferirsi ai troppi suicidi che la cronaca registrava proprio in quel cantone, all’angolo con complesso industriale del Corriere della Sera di Via Solferino.

Le motivazioni parlavano di notti invernali in cui il naviglio esercitava un’attrazione fatale sui deboli e sui vinti della metropoli di Milano e raccoglieva, quindi, un grande numero di suicidi. Inoltre era un pericolo pubblico per le notti in cui la nebbia era tanto fitta da non lasciar intravedere nulla e da far precipitare all’interno del canale uomini e vecchi. Nella stampa dell’epoca veniva affermato anche che nella nuova vita voluta dal Fascismo l’affermazione e il miglioramento della razza non lasciavano spazio a nessun altra considerazione.

Ci fu una protesta portata avanti da Ettore Modigliani, anche a nome degli “Amici del Naviglio”, ma che durò poco, infatti fu messa a tacere con un diktat del ministero.

monumento garibaldi castello sfornisco milano

Monumento a Garibaldi con alle spalle il Castello Sforzesco

La copertura della “fossa interna” costò 27 milioni di lire, quando per costruirne uno nuovo ne sarebbero bastati 20.
Così il Ponte delle Sirenette fu spostato in Parco Sempione, sopra al suo laghetto.